la storia, il mito e il rito di una città che non dà mai le spalle
C’è un momento preciso dell’anno in cui Salerno rivela la sua essenza più profonda, intima e vibrante. È la terza settimana di settembre, quando l’estate inizia gradualmente a cedere il passo all’autunno. Per i salernitani, il 21 settembre non rappresenta una semplice ricorrenza sul calendario, ma il fulcro attorno a cui ruotano la storia, l’identità e il senso di appartenenza di un’intera comunità: è il giorno di San Matteo, il Santo Patrono.
Per noi di Dimore De Luca, essere custodi e profondi conoscitori di questa terra significa prima di tutto aprirvi le porte delle nostre tradizioni più autentiche. Se avrete l’opportunità di visitare Salerno in questo periodo, ecco come comprendere e vivere al meglio l’anima più autentica di questa ricorrenza.
Il mare di settembre e il ritmo antico della città
Per chi è nato e cresciuto a Salerno, la stagione balneare segue un calendario preciso: inizia a fine maggio e trova la sua naturale conclusione proprio il 21 settembre. Fino a quel giorno, il mare rimane il centro propulsore della vita quotidiana, con le sue giornate luminose, i tuffi al tramonto e quel tepore morbido che accompagna gli ultimi bagni della stagione.
Soggiornare in città a settembre offre l’opportunità di vivere la costa in una dimensione più rilassata e riservata, in cui il fascino del paesaggio marino incontra la prima aria frizzante che preannuncia i giorni della festa.
Il 21 agosto: l’alzata del panno e la promessa di protezione
L’attesa della ricorrenza parte da lontano. Quando si approssima la fine di agosto, l’aria calda di mezza estate comincia a fondersi con la salsedine e con un fermento profondo che attraversa i vicoli storici, dai panni stesi delle Fornelle ai tavolini di Largo Campo.
Il 21 agosto, esattamente un mese prima della festività, il quadriportico del Duomo si riempie di una folla trasversale: dall’anziano memoria del centro storico al bambino sollevato sulle spalle del padre. All’improvviso, il silenzio solenne viene scandito dal primo rintocco di campana e da un pesante drappo che sale lentamente verso il cielo. È il rito dell’alzata del panno, sul quale risplende il motto: «Salerno è mia, io la difendo».
Non si tratta di semplice folclore, ma di un patto identitario tra il Patrono e i suoi cittadini. Questo gesto rievoca la memoria della leggenda secondo cui San Matteo scatenò una tempesta per respingere le navi del Barbarossa, confermando la figura dell’Apostolo come guardiano e protettore della comunità.
Un viaggio millenario dal Cilento alla Cattedrale dei Papi
Da quel rintocco comincia un conto alla rovescia di trenta giorni. Il legame tra l’Evangelista e la terra salernitana ha radici antiche che affondano nelle coste del Cilento.
Secondo le fonti storiche, le spoglie dell’Apostolo giunsero nel V secolo nell’antica Velia (Elea), la patria di Parmenide. Custodite dal monaco Atanasio prima a Casal Velino e poi verso Capaccio e Paestum, giunsero infine a Salerno nel 954 d.C. grazie alla solenne traslazione voluta dal principe longobardo Gisulfo I.
All’interno della Cattedrale si conserva anche il raffinato reliquiario gotico del braccio di San Matteo, raffigurato nell’atto di benedire. Durante i giorni della festa, questo reliquiario compie un toccante pellegrinaggio laico e umano fuori dalle teche di vetro, portando speranza e vicinanza nei luoghi di sofferenza come l’Ospedale Ruggi e le carceri cittadine.
La Cattedrale di Salerno, fondata dal duca normanno Roberto il Guiscardo e celebre per la sua scalinata papale composta da 7 scalini, rappresenta un monumento di rilievo internazionale. Consacrato da Papa Gregorio VII, una delle figure più influenti della storia della Chiesa, il Duomo fu vera e propria sede papale durante l’esilio del Pontefice riformatore che qui si spense nel 1085. Ancora oggi, tra le navate, echeggiano le sue ultime celebri parole: «Ho amato la giustizia e odiato l’iniquità, perciò muoio in esilio».
L’enigma del “doppia faccia”: arte, liturgia e carattere salernitano
Scendendo nella Cripta del Duomo, capolavoro di marmi commessi e affreschi seicenteschi realizzato da Domenico e Giulio Cesare Fontana, ci si trova nel cuore battente della spiritualità cittadina.
Esiste un noto detto popolare: “Salernitano doppia faccia come San Matteo”. Se al di fuori della città questa frase viene talvolta fraintesa come sinonimo di ambiguità, un’analisi storica e artistica rivela tutt’altro significato.
Davanti all’altare maggiore della Cripta si erge la celebre statua bifronte in bronzo, opera dei primi del Seicento scolpita da Michelangelo Naccherino e Pietro Bernini. La scultura presenta due volti perfettamente identici: uno rivolto all’ingresso della cripta e l’altro verso l’altare retrostante. Non si trattò di un virtuosismo estetico, ma di una soluzione pratica e liturgica: consentire al celebrante di guardare il Santo negli occhi dal retro dell’altare senza che i fedeli nella navata vedessero mai le spalle del Patrono. San Matteo osserva tutti da ogni angolazione e non dà mai le spalle a nessuno.

Dal punto di vista teologico e umano, Matteo è storicamente il Santo dalle due vite. Prima di rispondere alla chiamata sulla via di Cafarnao, egli era Levi il pubblicano, un esattore delle tasse che maneggiava denaro per l’Impero Romano. In seguito, divenne l’Apostolo ed Evangelista della testimonianza e del martirio. Ha due volti poiché ha vissuto una dimensione terrena e pragmatica prima di accedere a quella spirituale.
Per i salernitani, la metafora delle “due facce” descrive la scaltrezza intellettuale, la flessibilità e la capacità di rialzarsi. È il tratto tipico di un popolo di mare e di passaggio, abituato a osservare il mondo da più prospettive per superare con ingegno le avversità.



Profumi della tradizione e la solenne processione
Passeggiando tra le strade del centro storico nei giorni che precedono il 21 settembre, l’atmosfera si arricchisce degli aromi della gastronomia locale. L’aria si riempie del profumo della tipica milza alla salernitana, cucinata con aceto, menta e peperoncino secondo una ricetta storica.
A Salerno il sacro e il profano convivono in equilibrio naturale. La devozione verso l’Evangelista è legata all’amore per la propria città, al punto che la figura di San Matteo è inserita nello stesso stemma comunale.
Il momento culminante delle celebrazioni è la solenne processione del 21 settembre. La statua d’argento di San Matteo viene condotta a spalla fuori dal Duomo per percorrere le strade del centro, accudita da una folla partecipe ed emozionata. Tra i momenti più significativi vi è la sosta al Palazzo di Città, un gesto d’omaggio con cui il Patrono saluta e protegge idealmente l’intera comunità.
Vivere l’esperienza con Dimore De Luca
Che siate affascinati dal pathos della processione, desiderosi di scoprire la tradizione gastronomica locale o semplicemente intenti a godervi la tranquillità del mare di settembre, vivere la Festa di San Matteo significa cogliere l’anima autentica della salernitanità.
Nelle nostre strutture a Salerno offriamo l’approdo ideale per vivere questi giorni intensi da una posizione privilegiata, permettendovi di risiedere in città non da semplici turisti, ma da ospiti accolti nel racconto autentico della nostra terra.


